Economia Politica

Macroeconomia- Efficacia delle politiche monetarie e fiscali nel dibattito keynesiani – monetaristi. Analisi dei casi particolari.

1. Nello schema keynesiano:

Il primo caso da considerare è quello riconducibile all’ipotesi della trappola della liquidità  (= in corrispondenza di un certo tasso di interesse i0 la curva di domanda di moneta assume un andamento orizzontale). Innanzitutto ricostruiamo la curva LM, utilizzando l’apparato grafico relativo al settore monetario, con tasso di interesse in ordinata e quantità  di moneta in ascissa (gr.7.10). La condizione di equilibrio è che domanda ed offerta siano uguali. Supponiamo data l’offerta di moneta.

Tracciando la curva di domanda di moneta, ad esso corrispondente, prendiamo in esame il primo livello di reddito Y0 , chiedendosi quale sia il tasso di interesse di equilibrio per quel dato livello di reddito. Mdo è la curva di domanda di moneta che corrisponde al livello di reddito Y0 ed io è il saggio di interesse di equilibrio, che eguaglia domanda e offerta di moneta. Si ottiene cosଠuna prima coppia di valori di reddito e di tasso di interesse, che hanno la proprietà  di assicurare l’equilibrio nel mercato della moneta.

Se consideriamo altri tre livelli di reddito differenti, ai quali però corrisponde un solo tasso di interesse di equilibrio io ed un quarto livello di reddito, il cui tasso di interesse di equilibrio i1 sarà , però, maggiore di io, noteremo che:

-          A bassi livelli di reddito, il tasso di interesse di equilibrio non varia

-          A partire da un certo livello di reddito, il tasso di interesse andrà  aumentando all’aumentare del reddito considerato

La curva LM assumerà , quindi, andamento orizzontale per valori del reddito relativamente bassi e il consueto andamento positivo a partire da un certo livello di reddito.

Per ciò che invece riguarda il tratto orizzontale della curva, le conseguenze di tali ipotesi sono rilevanti:

-          Il tasso di interesse è solo un fenomeno monetario: sul tratto orizzontale della curva, qualunque sia la posizione IS il tasso di interesse non varia, pertanto, quest’ultimo, dipende solo dalla curva LM.

-          Qualsiasi reddito, per quel che riguarda il sistema monetario, nel tratto orizzontale della curva LM, è di equilibrio: è la posizione della IS, dunque, a determinare il reddito.

-          Il reddito ed il tasso di interesse non sono determinati simultaneamente all’interno dei mercati della moneta e dei beni, avendo funzioni diverse: è questa la c.d. dicotomia keynasiana.

-          L’efficacia della politica fiscale è massima: se si traspone la curva IS0 , che diviene IS1, in conseguenza di un aumento della spesa autonoma, l’aumento di reddito da Yo a Y1, che consegue alla trasposizione della IS, è esattamente pari alla variazione della spesa autonoma moltiplicata per il valore del moltiplicatore.

-          Lo spiazzamento è nullo: l’immobilità  del tasso di interesse annulla la retroazione monetaria e consente di sviluppare integralmente il moltiplicatore keynesiano. In tal caso, infatti, lo spiazzamento non può verificarsi, dal momento che non si crea eccesso di domanda di moneta sull’offerta.

Trovandoci, inoltre, in una situazione di trappola di liquidità :

-          i tassi di interesse non variano quando aumenta la domanda di moneta da spendere, quindi, non essendoci variazione del tasso di interesse, non c’è spiazzamento: la politica di bilancio ha quindi efficacia massima.

-          Come si evince dal gr. 7.13, al reddito Y0 la curva di domanda si moneta è Mdo e il tasso di interesse di equilibrio è io ; al reddito Y1 , la domanda di moneta è Mdi e il tasso di interesse è i0 ; a reddito Y2, la domanda di moneta è Md2 e il tasso di interesse è sempre i0. Se si ha un aumento dell’offerta di moneta, si avrà  si un’altra curva di offerta di moneta, trasposta verso DX rispetto alla precedente, ma con tasso di interesse di equilibrio i0 invariato: il tratto orizzontale della curva LM (gr. 7.14), in corrispondenza del tasso di interesse i0 si allunga ma non produce alcuna conseguenza. Ciò significa che la politica monetaria ha efficacia nulla.

Consideriamo, ora, l’ipotesi di anelasticità  degli investimento. Ivi la curva IS è verticale, poichè qualsiasi tasso di interesse è di equilibrio:

-          Per una data IS le trasposizioni della LM originate da una variazione dell’offerta di moneta non modificano il valore di equilibrio del reddito

-          Il tasso di interesse è solo un fenomeno monetario e dipende soltanto dalla posizione della LM

-          Se interviene un aumento della spesa autonoma, che traspone verso DX la curva IS, il reddito aumenta esattamente in misura pari alla trasposizione della IS e la politica di bilancio ha efficacia massima perchè non c’è spiazzamento.

N.B. In questo caso però, diversa è la ragione per cui non vi è spiazzamento: quando la IS è verticale un aumento della spesa pubblica finanziata attraverso emissione di titoli, determina un aumento del reddito che, a sua volta, fa aumentare la domanda di moneta per scopi transattivi e precauzionali, e ciò determina un eccesso di domanda di moneta sull’offerta; la conseguente vendita di titoli ne deprime il corso e ciò fa aumentare il tasso di interesse.

-          La politica monetaria ha efficacia nulla: come si evince dal gr. 7.15, partendo da una posizione di equilibrio nel punto A, con tasso di interesse i0 e reddito Y0, l’aumento dell’offerta di moneta, che traspone la curva LM0 in LM1, fa diminuire il saggio di interesse, da i0 a i1, cioè dal punto A al punto B, ma il reddito resta invariato.

 

2.  Nello schema monetarista:

In tale ambito, il caso speciale più rilevante è quello relativo ad una curva LM verticale, ossia quando non esiste domanda di moneta a scopo speculativo, ovvero quando l’elasticità  complessiva della domanda di moneta rispetto al tasso dell’interesse è molto bassa o, al limite, nulla. Osserviamo che:

-          Quando il tasso di interesse non influisce sulla domanda di moneta a un certo livello di reddito, domanda e offerta di moneta saranno uguali per qualsiasi tasso di interesse, il quale, se LM è verticale, è soltanto in fenomeno reale, ossia la sua realizzazione dipende dalla posizione della curva IS.

-          La politica fiscale ha efficacia nulla. Infatti, ex gr. 7.17, un aumento del disavanzo del settore pubblico avrà  il solo effetto di produrre un aumento del tasso di interesse da i0 a i1, ma non avrà  influenza sul livello del reddito. In tale situazione, il moltiplicatore della spesa pubblica si annullerà , per cui avremo una retroazione monetaria massima.

-          Il livello del reddito è esogeno e dipende solo dal posizionamento della funzione LM, determinata dalla politica monetaria. Il livello del reddito reale coincide con il livello del reddito di pieno impiego e alla politica monetaria è demandato il solo compito di determinare il livello generale dei prezzi e il reddito monetario.

-          Un aumento dell’offerta di moneta che traspone la LM0 in LM1 determina un aumento della domanda aggregata, che è esattamente pari alla trasposizione della LM, ossia alla variazione dell’offerta di moneta moltiplicato per la sua velocità  di circolazione.

N.B. Se la LM è verticale, ossia se il tasso di interesse non ha influenza sulla domanda di moneta o questa non vi è proprio per scopi speculativi, quando il tasso diminuisce non vi è aumento di domanda di moneta da tenere e vale la teoria quantitativa della moneta: tutto l’incremento dell’offerta di moneta va a finanziare la nuova spesa.

-          La politica monetaria ha efficacia massima come strumento di controllo della domanda aggregata: le variazioni della quantità  della moneta in circolazione producono effetti previsti dalla teoria quantitativa della moneta.

L’altro caso da considerare è quello che riguarda la possibilità  che la curva IS sia orizzontale, il che può avvenire anche senza ipotizzare che la funzione degli investimenti sia infinitamente elastica al tasso di interesse.

Si consideri dato un livello di reddito Y0, al quale corrisponderà  una certa offerta di risparmio S0 ed un certo volume di investimenti I0. Dall’incontro tra le due curve (gr. 7.19) si ottiene il tasso di interesse di equilibrio i0. Inoltre, Y0 e io costituiscono la prima coppia di valori di reddito e di tasso di interesse di equilibrio, ossia il primo punto della curva IS.

Consideriamo, ora, un livello di reddito maggiore Y1, che implica una maggiore offerta di risparmio, descritta da una seconda curva di offerta di risparmio S1. Dal momento che si è ipotizzato che le decisioni di investimento sono anche funzione del reddito, si traspone verso DX anche la funzione degli investimenti.

Sono 3 le possibili conseguenze della trasposizione della curva I0 in I1:

  1. l’elasticità  del risparmio rispetto al reddito è uguale all’elasticità  degli investimenti rispetto al reddito - in tal caso la curva IS sarà  orizzontale.
  2. l’elasticità  del risparmio rispetto al reddito è maggiore all’elasticità  degli investimenti - in tal caso la IS avrà  pendenza negativa, ma meno ripida di quanto sarebbe se gli investimenti non dipendessero dal reddito.
  3. l’elasticità  del risparmio al variare del reddito è minore di quella dell’investimento rispetto al reddito - in tal caso la curva IS avrebbe pendenza positiva.

Le ipotesi necessarie e sufficienti, in presenza delle quali IS diviene orizzontale, sono quindi due:

  1. l’investimento dipende anche dal reddito.
  2. la sensibilità  del risparmio a variazioni del reddito è uguale a quella dell’investimento.

L’elasticità  degli investimenti al tasso di interesse non gioca, quindi, un ruolo nel caso in cui la curva IS fosse orizzontale, dal momento che, in presenza delle suddette ipotesi, la curva è parallela all’asse delle ascisse, qualunque sia il valore dell’elasticità  degli investimenti al tasso dell’interesse.

Tornando al gr. 7.19, se in corrispondenza del reddito Y1 la domanda di risparmio per gli investimenti è I1 , accade che il nuovo equilibrio si realizzerà  in corrispondenza dello stesso tasso di interesse i0 : il reddito è aumentato ma il tasso di interesse di equilibrio è rimasto invariato. Se consideriamo un terzo livello di reddito Y2 si avrà  una terza curva di offerta di risparmio S2 e una terza funzione degli investimenti I2. Quest’ultima, essendosi trasposta nella stessa misura di quella del risparmio, determinerà  l’uguaglianza tra investimenti e risparmio, in corrispondenza dello stesso tasso di interesse i0.

Nel gr. 7.20, è stata riprodotta una situazione in cui lo stesso tasso di interesse è di equilibrio, per ciò che riguarda il settore reale, in corrispondenza di diversi livelli di reddito, dando luogo a una curva IS orizzontale.

Se la curva IS è orizzontale:

-          il tasso di interesse è fenomeno soltanto reale, ossia dipende solo dalla posizione della curva IS.

-          le trasposizioni della LM non fanno variare il tasso di interesse, il cui valore di equilibrio si determina solo nell’ambito del mercato dei beni.

-          Il reddito è fenomeno di natura monetaria, non essendo determinato dalla curva IS ma dalla posizione della LM.

Si è in presenza della c.d. dicotomia classica: il settore reale determina solamente il tasso di interesse ed il settore monetario solamente il livello di spesa aggregata, in accordo con la teoria quantitativa della moneta.

Dal momento che una trasposizione della LM verso dx, dovuta ad una espansione monetaria, determina un aumento del reddito pari all’aumento della quantità  di moneta, moltiplicato per la sua velocità  di circolazione, la politica monetaria ha efficacia massima come strumento di controllo della domanda aggregata.

La politica fiscale, al contrario di quella bilancio, in tal caso, non ha efficacia nulla: se vi è un aumento del disavanzo, la IS si traspone verso l’alto e il valore di equilibrio del tasso di interesse aumenta.

Se si parte da una posizione di equilibrio nel punto A, l’aumento del disavanzo non lascia invariato il reddito, ma produce un suo aumento da Y0 a Y1 e l’equilibrio si ristabilisce in corrispondenza del punto B. In questo caso non si verifica lo spiazzamento totale, poichè un deficit ha prodotto un aumento di reddito. Ciò avviene perchè la curva Lm ha pendenza positiva, ossia si sostiene che esista una domanda di moneta a scopo speculativo. L’aumento del tasso di interesse, determinato dal deficit del settore pubblico, retroagisce nel settore monetario e riduce la domanda di moneta speculativa: si riduce la tesaurizzazione, per cui le scorte monetarie che prima erano oziose sono messe in circolazione, e ciò, fa aumentare il reddito

Dunque, la questione relativa alla valutazione dell’efficacia della politica fiscale e di quella monetaria, caratterizzante il dibattito tra gli economisti di derivazione keynesiana e gli studiosi monetaristi, per tutti gli anni ’60-’70, è dipesa dalla dimensione assunta dai parametri che descrivono la sensibilità  delle funzioni di domanda di moneta e degli investimenti rispetto al tasso di interesse:

-          Gli economisti keynesiani ritengono che la domanda di moneta sia molto sensibile al tasso di interesse e gli investimenti effettuati dagli imprenditori siano scarsamente influenzati dall’andamento del tasso di interesse; pertanto, la politica monetaria si rileva scarsamente efficace, a differenza della politica fiscale, nell’influenzare i livelli di attività ;

-          Gli studiosi monetaristi ritengono che la domanda di moneta non sia molto sensibile al tasso di interesse, dal momento che i saldi monetari sono sostituti non solo delle altre attività  finanziarie ma anche del capitale fisico e dei beni reali; inoltre, il livello degli investimenti dipende in larga misura dai tassi di interesse, quindi una politica fiscale espansiva non ha alcun effetto sul livello del reddito di equilibrio, ma, al contrario, fa aumentare i tassi di interesse. Al contrario, la politica monetaria, caratterizzata da un aumento dello stock di moneta, consente un aumento del livello del reddito.

Il dibattito sulle teorie monetarie e reali del tasso di interesse

-          Nel caso di eccesso di risparmio il processo di aggiustamento prende la forma di una riduzione del tasso di interesse.

-          Nel caso di eccesso degli investimenti sull’offerta di risparmio, l’aggiustamento prende la forma di aumento del tasso di interesse.

Da quanto detto, risulta chiaro che la variabile che realizza l’aggiustamento nel settore reale, quando ci si allontana dalla posizione di equilibrio, è proprio il tasso di interesse.

  1. Nello schema monetarista si parte da un dato livello del reddito reale e ci si chiede qual è il valore di equilibrio del tasso di interesse, che, realizzando l’uguaglianza tra risparmio e investimento, consente il mantenimento di quel dato livello di reddito reale, esogenamente determinato. Pertanto:
    1. In tale schema analitico, il tasso di interesse ha natura reale perchè esso è determinato dall’uguaglianza tra risparmio e investimenti, in corrispondenza di un dato valore del reddito.
    2. La seconda è che qualsiasi valore del reddito reale, esogenamente determinato, è di equilibrio, perchè l’uguaglianza tra domanda aggregata e produzione è assicurata dal tasso di interesse. Cioè, la natura reale di quest’ultimo giustifica l’ipotesi di esogeneità  del reddito reale, perchè, se la condizione di equilibrio è assicurata dalle variazioni del tasso di interesse qualunque sia il reddito reale, allora è legittimo supporre che il reddito reale è esogeno, poichè qualsiasi valore del reddito reale può essere mantenuto.
  2. La teoria keynesiana, invece, parte con il supporre che, in corrispondenza a un determinato livello di reddito, l’offerta di risparmio sia sempre maggiore della domanda di risparmio per qualsiasi valore del saggio di interesse.  Pertanto:
    1. Le variazioni del tasso di interesse non possono più realizzare l’aggiustamento: qualunque valore esso assuma, ci sarà  sempre un eccesso di risparmio sull’investimento. Dunque, se non esiste un valore positivo del tasso di interesse in grado di realizzare l’equilibrio tra investimento e risparmio, il tasso di interesse non ha natura reale, il suo valore di equilibrio non può essere determinato dall’eguaglianza tra risparmio e investimenti.
    2. Non è più legittimo, in tal situazione, supporre che il reddito sia esogenamente determinato, poichè il livello di reddito che può essere mantenuto dipenderà  proprio dalle condizioni del mercato dei beni.

La conclusione della teoria keynesiana è, quindi, che in situazioni in cui non esiste equilibrio nel settore reale, la variabile che si modifica per realizzare l’aggiustamento è il reddito, che non può essere più considerato esogeno, perchè il suo valore di equilibrio è determinato proprio dall’eguaglianza tra risparmio e investimenti.

 

 

 

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Macroeconomia- determinazione del reddito di equilibrio e teoria del moltiplicatore

1.Determinazione del reddito di equilibrio e investimenti in economia chiusa, senza settore pubblico

  • Consideriamo solo il mercato dei beni e servizi, in una economia chiusa agli scambi con l’estero e senza settore pubblico, ove esiste solo il settore privato (famiglie e imprese) e, dunque, il reddito nazionale è dato dalla somma dei consumi e degli investimenti.
  • Supponiamo che il livello dei consumi e degli investimenti sia deciso dalle imprese, indipendentemente dalle variabili reddito e consumi.
  • Ipotizziamo che i consumatori prendano le proprie decisioni sulla base della funzione keynesiana del consumo.

Pertanto, abbiamo le seguenti relazioni:

  1. a. C = co + c1Yd
  2. b. Y = C + I
  3. c. I = Io ;
  4. d. Y = Yd

Ove la  funzione b. rappresenta la condizione di equilibrio tra il livello della produzione, e quindi del reddito Y, e la domanda o spesa globale per consumi C e investimenti I. Inoltre, avendo escluso la presenza della Pubblica amministrazione, il reddito disponibile coincide con il reddito nazionale.

  • Date queste condizioni, un modo di determinare il reddito di equilibrio è sommare la funzione degli investimenti alla funzione del consumo ed osservare in quale punto questa funzione della spesa aggregata interseca la retta a 45°. (Punto E , che individua il reddito di equilibrio Y* nel grafico 2.2 pag. 34).
  • Un modo alternativo di determinare il punto di equilibrio, consiste nel ricercare il punto in cui la funzione degli investimenti programmati interseca quella del risparmio. (punto F gr. 2.2 pag. 34).
  • Il reddito di equilibrio Y* sarà  quello in corrispondenza del quale il livello di consumo, determinato dalla funzione a. sommato al livello dell’investimento autonomo, dato dalla funzione c., produce un livello di domanda aggregata esattamente uguale al livello della produzione.
  • Nel grafico 2.2 pag. 34 è, poi, possibile osservare che in corrispondenza di Y*, nel P. F, (I=S), ossia il risparmio programmato è pari all’investimento programmato.

Tale relazione è un’equazione di equilibrio, in quanto realizza l’uguaglianza tra i valori programmati del risparmio e dell’investimento.

 

  • Algebricamente, la determinazione del livello di equilibrio del reddito si ottiene:
  1. Sostituendo c. e a. in b.
  2. Tenendo conto che Y = Yd

Pertanto si ottiene:

Y = co + c1Y + Io

Da cui, risolvendo per Y, si ha :

Y* = [ 1 / (1-c1) ] (co + Io)    2.8

  • Il reddito di equilibrio Y* è proporzionale al livello degli investimenti, oltre che dalla componente co , la quale misura l’ammontare del consumo non dipendente dal reddito.
  • Il coefficiente di proporzionalità , [ 1 / (1-c1) ], è chiamato moltiplicatore della spesa autonoma, ed è dato dal reciproco della propensione marginale al risparmio.

 

1.2 La teoria del moltiplicatore

  • Solitamente, la teoria del moltiplicatore è utilizzata per determinare la variazione che si ha nel reddito d’equilibrio, in seguito a una variazione del livello degli investimenti.
  • Pertanto:
  1. Consideriamo una variazione di questi ultimi: da Io si passa a Io + DI.
  2. Indichiamo con DY la differenza tra il nuovo livello e quello precedente.
  3. Dopo l’aumento degli investimenti, il reddito di equilibrio risulterà  pari a Y* + DY. Esso, previa sostituzione del nuovo livello degli investimenti, risulterà :

Y* + DY = , [ 1 / (1-c1) ] ( co + Io + DI)   2.9

Sottraendo, membro a membro, la 2.8 dalla 2.9 ed effettuando le relative semplificazioni, si può determinare di quanto aumenta il reddito in seguito a un incremento degli investimenti:

DY = [ 1 / (1-c1) ] DI

Espressione normalmente usata per la teoria del moltiplicatore degli investimenti, la quale afferma che l’incremento del reddito è dato dal prodotto tra il moltiplicatore e l’incremento degli investimenti:

  1. a. Il moltiplicatore è un numero maggiore di 1, perchè 0 < (1-c1) < 1
  2. b. Un incremento degli investimenti farà  crescere il reddito di un importo moltiplicato superiore all’incremento iniziale.

2. Il settore pubblico: spesa pubblica, imposte e reddito di equilibrio

  • Espandiamo il modello precedente, in modo da considerare anche i comportamenti del settore pubblico, al fine di includere anche la spesa pubblica (G) e la tassazione (T).
  • Teniamo conto che:
  1. 1. le imposte nette sono definite come la differenza tra il gettito fiscale complessivo incassato dallo stato e i pagamenti complessivi per trasferimenti effettuati dallo stato, e sono indicate con T
  2. 2. A fini di agevolazione, con il termine imposte, alluderemo solo alle imposte nette
  3. 3. Essendo i pagamenti per trasferimenti inferiori al gettito complessivo da imposte, le imposte nette sono positive e il reddito personale disponibile è inferiore al reddito nazionale
  4. 4. Supponiamo che la spesa pubblica sia considerata autonoma e sarà  pari a Go
  5. 5. Supponiamo che lo stato sia in grado di predeterminare anche l’ammontare del gettito fiscale al netto dei trasferimenti, e che esso sia pari a To.
  • Per poter riformulare il modello, partiamo dalle decisioni dei consumatori, le quali dipendono dal reddito privato disponibile, ossia ciò che resta dopo il pagamento delle imposte, To:

C= co + c1 (Y – To) 2.11

Ove c1 rappresenta la propensione marginale al consumo, rispetto al reddito disponibile (Yd= Y-To) ; Io gli investimenti privati e Go la spesa pubblica predeterminata dallo Stato,

  • La condizione di equilibrio tra reddito Y e domanda globale diventa, perciò:

Y = C + Io + Go 2.12

  • Da cui, sostituendo la 2.11 nella 2.12 e riordinando:

Y*=  [ 1 / (1-c1) ] ( co + Io + Go - c1To)

Che determina il reddito di equilibrio per dati valori delle variabili esogene I, G, T.

  • Passando alle variazioni, si ha:

s/v = [ Yt+1 - Yt / Yt ]

  • Dunque:
  1. 1. Un aumento della spesa pubblica (DG > 0), in assenza di variazioni nel livello degli investimenti, delle imposte e del consumo autonomo, (Dc = DI = DT = 0), determina un aumento di reddito pari al moltiplicatore per l’incremento della spesa pubblica.
  2. 2. Un aumento delle imposte (DT > 0), a parità  di investimento, spesa pubblica e consumo autonomo (Dc = DI = DG = 0), determina una riduzione di reddito pari a: c1DT / (1-C)

Dunque, il moltiplicatore della tassazione [ c1/(1-c1)] è, in valore assoluto, inferiore a quello della spesa pubblica [ 1/(1-c1)].

N.B. Se consideriamo, invece, che lo stato fissi le sue aliquote fiscali e non le modifichi al variare del reddito nazionale, il gettito fiscale risulterebbe indotto, o endogeno. Infatti, all’aumentare del reddito nazionale, un sistema fiscale che prevede determinate aliquote, assicurerà  un gettito maggiore. In tal caso, il moltiplicatore della spesa autonoma risulta inferiore a quello in precedenza considerato, perchè il processo moltiplicativo della domanda globale, è frenato dal contemporaneo aumento del gettito fiscale, che, riducendo il reddito disponibile, riduce i consumi. Tanto più alta è l’aliquota d’imposizione, tanto più basso è il moltiplicatore. L’aumento della spesa pubblica provoca, perciò, sempre effetti espansivi, che non possono essere completamente compensati dall’aumento del prelievo che si ha con un’imposizione di tipo proporzionale. La progressività   delle imposte aumenta  il grado di compensazione e attenua l’effetto espansivo della spesa pubblica, senza annullarlo completamente.

3. Il settore estero e il ruolo delle esportazioni nette. Determinazione del reddito d’equilibrio in economia aperta.

  • Consideriamo un sistema economico aperto agli scambi con l’estero.
  • Il modello di determinazione del reddito nazionale deve essere ulteriormente modificato per: tener conto delle esportazioni nette (XN), cioè al saldo in valore tra:
  1. 1. gli acquisti di beni e servizi nazionali da parte di soggetti esteri (esportazioni) (X)
  2. 2. gli acquisti di beni e servizi esteri da parte di operatori nazionali (importazioni) (M)
  • Nella teoria in considerazione, ci riferiamo sia al commercio dei beni che a quello dei servizi.
  • Le esportazioni dipendono dalle decisioni di spesa effettuate dai consumatori/imprese esteri, che acquistano beni nazionali, pertanto sono spese autonome, o esogene, dal punto di vista del reddito nazionale.
  • Le importazioni, al contrario, dipendono dalle decisioni di spesa dei residenti sul territorio nazionale, le quali aumentano al crescere del reddito:
  • La relazione negativa tra esportazioni nette (che costituiscono la bilancia, o saldo, commerciale) e reddito nazionale, è detta funzione delle esportazioni nette:

M= mY

NX= X – M = X – mY 2.16

Ove m= propensione media e marginale ad importare.

Tale funzione ci dice che:

  1. le importazioni aumentano all’aumentare del reddito.
  2. non variano quando si modificano altre componenti della spesa autonoma.
  3. Pertanto, non vi è una componente diretta di importazione nei consumi, negli investimenti o nelle esportazioni.
  • Se riprendiamo il modello esposto in precedenza, per tener conto della relazione che si stabilisce tra reddito e domanda aggregata nel caso di una economia aperta, come sappiamo si ha:

Y = C + I + G + X – M 2.17

Introducendo la 2.16 al modello, ipotizzando cosଠche le importazioni siano proporzionali al livello del reddito e che le esportazioni sono esogene e pari ad Xo ; sostituendo nella 2.17 la 2.16, 2.11 e considerando esogeni sia gli investimenti delle Imprese Io che la spesa pubblica Go , si ha:

Y* = [ 1 / (1 - c1 + m)] (c0+Io+Go+Xo – c1To)

Passando alle variazioni:

Y* = [ 1 / (1 - c1 + m)] (Dc+DI+DG+DX – c1DTo)

  • Come si vede:
  1. il valore del moltiplicatore della spesa autonoma è minore confrontato a quello esaminato in precedenza; ciò avviene in quanto una parte della domanda interna si rivolge al mercato estero, tramite le importazioni, rendendo quindi minore il valore del moltiplicare.
  2. da un punto di vista algebrico il denominatore è aumentato del valore positivo m della propensione marginale all’importazione.
  3. Un aumento delle esportazioni, come di ogni altra componente esogena alla domanda aggregata, fa crescere il reddito; cosଠcome un aumento della spesa pubblica e/o dell’investimento privato, per effetto del moltiplicatore.
  4. Tuttavia, l’incremento di beni importati che ne deriva, non essendo compensato da un aumento delle esportazioni , contribuisce al peggioramento del saldo corrente con l’estero.

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La teoria dell’impresa

TEORIA DELL’IMPRESA

8.1 Premessa

Come le scelte compiute dal consumatore sono alla base della formazione della domanda, parimenti l’offerta è determinata dal comportamento del produttore-impresa e delle decisioni che egli prende, al fine di raggiungere i suoi obiettivi, ossia, in primis, la massimizzazione del profitto (= differenza tra ricavi totali e costi totali). Innanzitutto, va sottolineato che le decisioni adottate dal produttore-impresa, differiscono a seconda della forma di mercato in cui è inserita l’impresa stessa:

  1. Concorrenza perfetta
  2. Monopolio
  3. Oligopolio
  4. Concorrenza monopolistica

N.B. La forma di mercato all’interno della quale opera un’impresa, differenzia l’andamento del ricavo, in ragione del diverso potere che hanno le imprese per influire sul prezzo (massimo nel monopolio e nell’oligopolio, limitato nella concorrenza monopolistica, nullo nella concorrenza perfetta). Read more…

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